Potatura: l’importanza delle cime

Potatura: l’importanza delle cime

Sembra scontato, dire che è importante che un albero possa mantenere le sue naturali cime. Ma quando si parla di olivicoltura e potatura, beh, nulla è scontato in realtà.

L’ulivo è una pianta generosa e umile: sopporta tutte le nostre manipolazioni: tagli violenti, raccolte meccaniche e ci dona ogni anno una quantità e qualità (variabile, almeno questo lasciamocelo) di frutti e di olio. Quantità e qualità che dipendono da molte cose, per la gran parte climatiche, quanta pioggia e quando, temperature, quantità di freddo invernale capitalizzato…

Tra gli interventi umani più decisivi c’è la potatura. Ogni anno, o nel vecchio stile ad anni alterni, si provvede a riformare la pianta perché sia più agevole la raccolta. Dopo decenni di abomini, oramai è chiaro che le ragioni della potatura non possono essere solo così antropocentriche. Che alle esigenze della raccolta si devono anteporre quelle della pianta. Si, lo so, è assurdo, ma va specificato.

Bisogna conoscere la circolazione linfatica della pianta, capire che la linfa viene tirata verso l’alto e poi si irradia in tutta la chioma. Bisogna ragionare sul fatto che più la linea di ascesa della linfa è retta più sarà efficace il suo percorso. Bisogna quindi lasciare la cima della pianta, organo scomodo per la raccolta (perché è sempre troppo alta soprattutto in caso di raccolta manuale), ma fondamentale per il benessere dell’albero. Roventini docet.

Olivo a vaso policonico, alla Roventini

Una struttura semplice composta da una branca principale, linea il più possibile ascendente (non retta, le rette non sono della natura) e branche secondarie, che si sviluppano verso l’esterno, senza esagerare (pena intere branche abbattute da forti venti) non dominanti, dove puntare a massimizzare la presenza di foglie.

Bene, tutto chiaro. Partire da piante giovani per raggiungere questa struttura buona per noi e rispettosa per le piante è facile, tuttosommato.

Riformare piante che qualche decennio sulle spalle ce l’hanno, e hanno subito vari stili di potature nel tempo…beh, non è altrettanto facile.

Come al solito la teoria va declinata caso per caso. E avendo ben precise le ragioni (il rispetto della fisiologia della pianta in sostanza) bisogna intervenire con delicatezza, senza devastare la pianta, ma avendo ben chiaro il risultato che si vuole raggiungere. Branca principale con cima e branche secondarie.

Esempi di vaso policonico semplificato

Ogni anno scrivo sulla potatura, perchè mi dispiace proprio vedere abbondare le capitozzature, gli alberi acefali, le branche totalmente sbracciate che distano 5, 6, 7 metri dal tronco. Mi dispiace dimenticare che si, ci siamo noi con le nostre esigenze di produzione, ma prima di tutto ci sono loro, gli ulivi.

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Stefania

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