Oliveto_primavera estate 2016, parte seconda. Rogna e tignola 1


Attenzione! Post molto tecnico :))

Lasciamo la mosca olearia per un approfondimento solitario, il prossimo (sicuro!) e affrontiamo queste due problematiche dell’olivo. La prima, la rogna, una malattia che si può dimostrare veramente problematica per le nostre piante, che va osservata attentamente, prevenuta il più possibile prima che compaia e contenuta il più possibile dopo la comparsa, con pratiche in prima battuta agronomiche!

La seconda è la tignola, un problema importante, ma fortunatamente non tra i più pressanti per gli olivi.. che va conosciuto per evitare gli inganni della lotta a calendario.

Iniziamo.

Schermata 2016-05-01 alle 20.03.17Rogna
Cos’è: E’ una malattia piuttosto frequente che colpisce tutti gli organi della pianta causata dal batterio Pseudomonas siringae pv. savastanoi che sfrutta come via di accesso le ferite causate da grandine, gelo, potature, raccolta… Le infezioni sono favorite da temperature miti e da elevata umidità. Un fattore predisponente è dato dai freddi primaverili che causano lesioni di varie dimensioni sulle piante già in fase di ripresa vegetativa.
Come riconoscerla: I sintomi, che si presentano con maggiore frequenza su rametti e rami, sono costituiti da piccoli tumori globosi che col passare del tempo si ingrossano fino ad alcuni centimetri e si screpolano sulla superficie. Gli stessi sintomi occasionalmente possono essere presenti anche sulle foglie.
Danni: La rogna dell’olivo, sebbene da non considerare una emergenza fitopatologica, è una malattia di cui, a parte alcuni aspetti molecolari della interazione ospite-patogeno ed alcuni tratti specifici del batterio che la causa, poco si conosce.
Non sono ben definibili le conseguenze dell’infezione sulla produzione di olive e sulla loro qualità, salvo nei casi in cui l’attacco compromette, disseccandoli, interi rami a frutto. Generalmente la sua abbondanza, causa uno stato di salute non buono della pianta, e può certamente portare ad una riduzione del raccolto e delle dimensioni delle drupe.
Come affrontarla: La lotta è impostata su criteri preventivi basati soprattutto sulla disinfezione. Dopo la raccolta, dopo la potatura, dopo eventi di grandine piuttosto violenta gli uliveti vanno trattati con prodotti rameici, ammessi in agricoltura biologica. Si dovrà prestare la massima attenzione agli attrezzi di potatura (forbici e seghetti) che vanno continuamente disinfettati con alcool denaturato o ipoclorito di sodio in particolare quando si passa da una pianta colpita dal batterio a una sana.
È consigliato anche non trinciare in oliveto i rami colpiti da rogna e potati, perché potrebbero comunque costituire inoculo del batterio.

*Soprattutto vi sono alcune pratiche agronomiche importantissime per la gestione di questa malattia. Si dovrebbe cercare di ferire il meno possibile la pianta durante la raccolta delle olive, praticare tagli netti e decisi durante la potatura, ma soprattutto evitare di eseguire entrambe le operazioni in periodi piovosi. Proprio non toccare la pianta quando è bagnata rappresenta la prima e fondamentale forma di prevenzione e diffusione della rogna dell’olivo.
In caso di oliveti molto colpiti dalla rogna, si potrebbe optare per una successione nel tempo di saggi e importanti tagli di rinnovo, con strumenti scrupolosamente disinfettati.

**Tra i metodi di lotta alla malattia che potrebbero essere utilizzati in futuro, possono essere indicati quelli basati sull’uso di microrganismi antagonisti o quelli basati sulla distribuzione di sostanze naturali dotate di attività antibatterica…attendiamo curiosi e nel frattempo preveniamo!

OlioMezzabarba 2016prevenzione, prevenzione, prevenzione, prevenzione. Trattamento rameico in post raccolta, e basta per quest’anno. 

 

 

Schermata 2016-05-01 alle 20.05.33Tignola
Cos’è: nome scientifico Prays oleae, si tratta di una farfalla (l’adulto misura 12 – 13 mm. di apertura alare) di colore giallo argenteo con macchie nerastre sulle ali. Compie tre generazioni annue ciascuna delle quali si svolge su un organo vegetativo diverso: la prima sui fiori (antofaga), la seconda all’interno dei frutti (carpofaga) e la terza, svernante, sulle foglie (fillofaga).
Come riconoscerla: possiamo riconoscere proprio la prima generazione, quella antofaga, nei mesi della tarda primavera, in periodo di piena fioritura. Dalle uova deposte sul calice dei fiori nascono le larve della prima generazione che si nutrono dei fiori. Ogni larva è in grado di visitare 10-15 fiori legandoli con un filo di seta fino a formare come delle ragnatele attorno a gruppetti di fiori.
Danni: i fiori vengono danneggiati dalla prima generazione, i frutti cadono precocemente a causa della seconda. Le larve della generazione carpofaga, infatti, si sviluppano all’interno delle olive in accrescimento. La penetrazione avviene precocemente, subito dopo l’allegagione: poiché le uova sono deposte sul calice, la penetrazione avviene presso il picciolo della giovane oliva. Nel mese di agosto ha luogo l’indurimento del nocciolo dell’olivo, e la larva prima si nutre del seme, all’interno del nocciolo, poi esce dall’unica via di uscita possibile dalla sua posizione: scava una galleria e produce un un foro di circa 2 mm di diametro proprio in corrispondenza del picciolo dell’oliva, causandone in genere la caduta precoce nel mese di settembre.
Come affrontarla: è importantissimo osservare la quantità di fiori oggetto delle “ragnatele cotonose” della tignola. Generalmente non si tratta di un problema sul quale intervenire se non a livelli di attacco primaverile molto alto, si parla sempre e comunque di una soglia di intervento con almeno il 10% di fiori colpiti. Osservazioni realizzate in Italia hanno evidenziato che anche nel caso del 32% di infiorescenze colpite l’incidenza economica dell’infestazione non necessita di interventi di difesa. Comunque, se si dimostrassero necessari trattamenti si può utilizzare, al posto del solito dimetoato, il Bacillus thuringiensis, ammesso in agricoltura biologica, intervenendo quando il 50% dei fiori sono aperti.

*Molti olivicoltori nella nostra zona, hanno osservato presenza di tignola durante l’annus horribilis 2014, alla quale hanno imputato la precoce cascola delle olive, nel mese di settembre. Secondo le osservazioni condotte nei nostri oliveti nella stagione 2014, la presenza e l’incidenza della tignola è stata veramente infinitesimale, rispetto ai danni prodotti dalla mosca olearia.

OlioMezzabarba 2016: l’osservazione avverrà tra poche settimane, quando gli olivi saranno in fiore, per evidenziare l’eventuale presenza della generazione antofaga.

*Soprattutto invitiamo sempre alla riflessione e all’osservazione prima di trattare con qualunque prodotto ritenuto preventivo, come, ripetiamo, il dimetoato, uscendo dalla logica della lotta a calendario, dell’abuso di fitofarmaci, inquinamento, tossicità e spese inutili. Questo ragionamento vale per ogni tipo di intervento, si presta benissimo alla tignola, per la quale spessissimo si effettuano trattamenti tra fine primavera ed inizio estate, per colpire la generazione carpofaga, quando in realtà non ce ne sarebbe, valutati i numeri, nessunissimo bisogno.

IL COMANDAMENTO E’ UNO SOLO, OSSERVARE, SEMPRE!

Alla prossima!

 

 

 

 

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