Potatura 2018, corso 23-24 febbraio e alcune riflessioni 3


Potatori, affilate i vostri strumenti, che se Burian ce lo permette venerdi studiamo un po’ di fisiologia dell’olivo e ci confrontiamo con la potatura a vaso policonico semplificato, mentre sabato si potano gli ulivi!

Condivido, intanto, un manuale a cura di Giorgio Pannelli e altri, guru del vaso policonico semplificato, molto utile e molto esaustivo, per chi volesse approfondire la teoria di questo tipo di potatura.

Basta cliccare sull’immagine della copertina qui a fianco.

 

Parlando di RIFLESSIONI invece. La frase che quest’anno al frantoio abbiamo sentito di più, senza dubbio, è stata: “Oh, c’erano quelle piante lì abbandonate da non so quanti anni, che erano cariche di olive!“.

Piante che non hanno avuto concimazioni ne altri trattamenti. Piante non potate, piene di succhioni principalmente, con chiome fitte e alte. Figuriamoci irrigazioni! Che sono state proposte e applicate (ahinoi), come la panacea per l’olivicoltura nelle estati siccitose. Per la serie, tuteliamo la produzione di quest’anno e sperperiamo scelleratamente acqua. Risorsa non illimitata, lo iniziamo forse a capire?!

Allora ci siamo chiesti, qual’è il motivo che ha fatto dell’abbandono una forza in questa stagione 2017? 

Iniziamo con l’identificare il maggior problema della stagione olivicola appena passata:

  1. le scarse precipitazioni autunnali e invernali
  2. le alte temperature e le forti radiazioni solari, continuative per tutta l’estate.

Le scarse precipitazioni autunnali e invernali, che fanno mancare le riserve idriche necessarie alla vegetazione, chiaramente mettono in difficoltà tutte le piante, abbandonate o curate che siano.

Ma le alte temperature? O ancor di più le radiazioni solari? Ecco secondo noi il punto. Forse le piante non potate, hanno potuto convertire uno svantaggio produttivo in un vantaggio: l’eccessivo ombreggiamento delle loro chiome, che in qualunque altra condizione sarebbe stato uno svantaggio…ecco che diventa una possibilità, un’ancora di salvezza? 

Sono solo ipotesi, basate sulla profonda ammirazione per le capacità della natura di essere resiliente, di adattarsi a diverse e impervie condizioni, di rispondere agli shock esterni con creatività!

Noi impareremo mai a essere resilienti? Ad accettare che la siccità è il destino imposto dal cambiamento climatico(!!) all’area mediterranea? Al quale dobbiamo adattarci con creatività? Magari sostituendo a irrigazioni forsennate l’uso del caolino? Sostituendo a potature stile “fammi povero che ti farò ricco“, ovvero riduzione estrema delle fronde della pianta e legno nudo, una potatura che tenga conto delle nuove esigenze in questo momento climatico? Un po’ meno sole per favore, sembrano chiederci i nostri ulivi!

Per cui ci domandiamo: che senso ha limitarsi a irrigare, se poi la radiazione solare e le alte temperature annullano l’effetto dell’acqua e anzi mettono ancora più sotto stress le piante? Se il problema delle irrigazioni fosse in parte aggirabile con un maggiore ombreggiamento? 

 

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