OG(gi)M


Leggo su (Terra e vita, n.13/2012 p.19)

Consumare meno e consumare meglio, passare da una società basata sul consumo ad una società basata sulla sostenibilità, afferma Giuseppe Natale, amministratore delegato della Valagro, società italiana con nove sedi all’estero che produce biostimolanti e fertirriganti.
In una conferenza organizzata dalla Valagro si è tentato di affrontare tematiche di portata globale quanto mai urgenti, visto l’aumento della popolazione mondiale che nel 2050 raggiungerà quota 9 miliardi e la conseguente necessità di far crescere del 50% la produttività agricola, secondo un calcolo della FAO per sfamare tutti gli abitanti del pianeta.
La maniera più semplice per produrre di più  – afferma Natale – sarebbe quella di usare più terra, ma già oggi si sfrutta oltre il 40% delle superfici agricole disponibili e si deve fare i conti anche col fatto che aumenta anche la domanda di acqua ed energia, ma le risorse idriche e le fonti combustibili del globo sono limitate.

e fin qui mi piace, mi piace molto…considerazioni che sembrano avere un respiro ampio, considerazioni sul fatto che per produrre di più inevitabilmente si consuma di più, energia e terra…

La fitotecnologia può aumentare la produzione agricola del 40% grazie alla coltivazione di piante resistenti in ambienti ostili (come il riso che cresce sommerso dall’acqua sperimentato nelle Filippine), o coltivazioni che si adattano a condizioni climatiche avverse, con temperature alte e la salinizzazione del terreno, oltre a resistere agli agenti patogeni che ancora oggi sono la ragione principale di perdita dei raccolti.

ok, ok, la tecnologia può essere fondamentale, mi dico che non bisogna arroccarsi dietro posizioni a dir poco retrò! che bisogna esplorare le possibilità che questa ci concede…che nove miliardi di abitanti sono tanti…. 

Non vengono mai chiamati OGM nella conferenza di Valagro, ma si spiega con precisione la realizzazione di questo prodotto: identifichiamo i geni utili, poi facciamo un test di trasformazione di piante modello e quando capiamo il ruolo di un determinato gene, questo viene modellizzato in colture come mais soia o riso. ci sono centinaia di geni candidati ad aumentare le rese delle piante, sono circa 70-100 quelli che regolano la fioritura ed altrettanti quelli che regolano lo stresso della pianta. Le piante biotecnologiche sono state adottate da 148 milioni di ettari nel mondo e da 15,4 milioni di agricoltori, piccoli produttori concentrati soprattutto nei paesi in via di sviluppo.
Ma come si può indurre un produttore di un paese povero ad acquistare un prodotto innovativo che aumenta la resa delle piante se si trova in una condizione di base di indigenza? la soluzione la propone Prem Warrior, senior programme officer della Bill e Melinda Gates Foundation, che parla di partenariato che aiuta a sovvenzionare i piccoli agricoltori anche grazie alla Banca Mondiale.

bla bla bla e bla bla bla! aiutiamo i paesi in via di sviluppo e le grandi fondazioni, bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla
e poi il colpo di scena!!!

Dietro alla filosofia dell’agricoltura biologica e biodinamica c’è molta filosofia e poco contenuto, lo afferma sempre Giuseppe Natale, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrano che il biologico sia più sicuro, l’unica evidenza è che produce meno cibo e quindi costringe ad occupare più terra per coltivare impattando di più sull’ambiente.

che posizione! non ci sono evidenze scientifiche che il biologico sia più sicuro?? il biologico impatta di più sull’ambiente?? beh certo, produce meno…e tutto il bel condimento chimico del resto? non ne vogliamo parlare? fiumi avvelenati, falde avvelenate, terre consumate dallo sfruttamento eccessivo superintensivo? non sono una professionista del settore, sono appassionata e cerco di leggere e ascoltare quanto più posso. ma una cosa per certo la voglio dire, prendo anch’io la mia posizione: AMMAZZA CHE POSIZIONE! 
La settimana prima ne avevo letto un altro di articolo, che mi ha fatto sobbalzare di meno sulla sedia, ma che contiene delle chicche inestimabili: (Terra e vita, 12/2012, p.14)

L’Italia è tecnologicamente indietro a causa del blocco dei finanziamento che non consente di partecipare ai consorzi di ricerca internazionale: metà dei biotecnologi nazionali è costretta a trasferirsi a lavorare all’estero.
Alla presentazione del libro Perché gli OGM, Roberto Defez, ricercatore e Genetista presso l’Istituto di Genetica e Biofisica del Cnr di Napoli, afferma che si è creata una suggestione collettiva per cui ogm significa corruzione della tipicità e alterazione delle proprietà organolettiche dei prodotti, oltre che risultato dell’attività delle multinazionali che puntano solo al profitto.

Io sono troppo di parte, come al solito, la mia visione delle cose sarà ideologica e pilotata. suggestione? si è creata una suggestione??? bah…a me sembra una definizione così pertinente, certo di uno solo degli aspetti degli OGM! altri aspetti sono l’effettivo aumento della  produttività, di effettivo aumento di resistenza a fattori climatici e patogeni…
ma esattamente a quale prezzo?

Eppure gli OGM non sono così lontani dalla realtà quotidiana: l’80% del cotone lavorato dalle aziende tessili made in italy è geneticamente modificato, e a livello più alto per contrastare la fame nel mondo si sta lavorando per produrre soia, mais, patate e canola con elevato contenuto proteico perché – rileva la nutrizionista Elisabetta Bernardi, docente all’università di Bari – la malnutrizione è letale.

questa è la notizia bomba. mio dio. (questa era solo per ridere su alcune delle ragioni scientifiche a sostegno, talvolta).

Io sto leggendo questo libro, tuttifrutti, di giuseppe barbera, che ad ogni pagina mi sembra più bello, e riporto dal capitoletto che parla del fico d’india:

“La diffidenza verso l’altro, il diverso è ben radicata nell’uomo che vive la diversità spesso non come un’opportunità ma come un grande pericolo. Questa paura è parte della cultura umana, non della sua natura biologica. La biodiversità per la vita del pianeta, in tutte le forme in cui si manifesta, è piuttosto garanzia di efficienza e di sicurezza ambientale. L’ecologia insegna che dove è più ricca la diversità maggiore è la complessità, quindi la produttività e la stabilità di fronte a malattie e catastrofi.”

oppure dal capito del melo:

“Nei frutteti superintensivi e per mercati internazionali servono varietà che incontrino il gusto globale, che coltivate in ambienti diversi assicurino sempre alti e stabili parametri qualitativi e produzioni elevate, che possano resistere anche 12 mesi, fino alla successiva raccolta, in impianti frigoriferi ad atmosfera controllata, dove la composizione dell’aria è regolata in funzione dell’invecchiamento dei frutti…
Politiche di marketing, sistemi di produzione che minimizzano l’uso della chimica e tutelano il paesaggio, non bastano a sostenere la concorrenza delle mele polacche, neozelandesi, latinoamericane e ultime ma più temibili avversarie, delle mele cinesi…
La guerra commerciale si vince promuovendo ricerca e innovazione…
La natura però pone dei limiti; conoscerli è necessario, superarli pericoloso. Le ultime pagine della storia della mela pongono domande alle quali non si può rispondere solo affidandosi all’economia e al mercato. Intensificare ulteriormente gli impianti ultraintensivi, dove un albero ha a disposizione meno di un metro quadrato per crescere e produrre appare difficile, si persegue allora la strada della qualità ricorrendo a tecniche e varietà che mirano insieme ai valori estetici, a quelli gustativi, alle proprietà salutistiche…
l’immensa variabilità genetica della specie è disponibile nelle sopravvissute foreste di meli selvatici, nelle collezioni…gran parte di questa diversità è però trascurata, posta in secondo piano dalla omologazione dei sistemi colturali che privilegiano poche varietà…
la ricerca deve andare avanti. Ci si domanda però se sia lecito farlo ad ogni costo, seguendo tutte le strade che essa consente o se non sia il caso di fermarsi e seguirne di meno ardite…”

(piesse: al telegiornale che cerco accuratamente di non guardare, qualche settimana fa si parlava di una superfiera di superbiotecnologie, con presentazioni di innovazioni quali il peperoncino non piccante)

Let’s talk about!

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