Mosca olearia 2016: cosa sta succedendo?


Dopo l’anno di disgrazia 2014, e l’anno di grazia 2015, è in corso una stagione olearia non semplice. Speravamo di essere tutelati dal caldo asciutto estivo, dalla sua azione di abbattimento della popolazione di mosca olearia…ma così non è andata. L’estate è stata si asciutta, ma le temperature si sono mantenute piuttosto miti, le ore diurne con più di 30 gradi sono state troppo poche perché si verificasse una reale e decisiva diminuzione della popolazione della tanto odiata bactrocera.

Ci troviamo quindi con un attacco di mosca da gestire, sperando di riuscirci!

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foro di uscita


E sia! Via libera al panico! E al monitoraggio per calibrare i trattamenti, sia in bio che in convenzionale, e per sostenere un po il morale del settore.

Come ci si muove in questi casi? Se si è in regime convenzionale il monitoraggio della presenza di uova, larve di prima o seconda generazione, pupe e fori di uscita è essenziale per calibrare i trattamenti, perché non va dimenticato che anche un prodotto sistemico contro la mosca olearia come il dimetoato può avere vari livelli di efficacia, che dipendono tutti dall’identificare il momento corretto di utilizzo. Proprio perché essenzialmente si tratta di un larvicida, il momento migliore per trattare è quandoall’interno delle drupe si riscontra presenza di uova e larve di primo stadio.

Per tutti gli altri in bio, la situazione si fa un pochino più complicata, perché si tratta di mettere in piedi una serie coordinata di pratiche agronomiche, intrecciate le une alle altre, che agiscano nei vasti campi della prevenzione e della dissuasione della mosca olearia.

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caolino, quanto è efficace contro la mosca?

Le trappole tipo Omeotrap, di cui abbiamo già parlato in vari post precedenti hanno un senso solo se applicate mOOOOOlto presto nell’oliveto, in modo che possano dare un significativo contributo all’abbattimento della popolazione attiva di mosca. I trattamenti a base di caolino, rame, Spintorfly, egualmente vanno calibrati e gestiti in modo che si tratti più di prevenzione che di lotta. Gli adulticidi, come sono i prodotti non sistemici, vanno utilizzati nel momento in cui non c’è ancora attacco, per agire sull’unica variabile sulla quale abbiamo potere di agire quando si tratta di mosca olearia, ovvero la popolazione che al momento giusto può produrre danni.

Si sta cercando proprio in questi anni, di mettere a punto una sequenza di interventi che sia efficace e minimale, il più possibile, in modo da ridurre i costi e i tempi di intervento, che molto spesso in biologico e senza l’uso di prodotti sistemici, sono veramente soffocanti. C’è ancora molto lavoro da fare, molto da sperimentare. Ogni anno cerchiamo di aggiungere un tassello alla nostra esperienza, per applicare pratiche sempre più sostenibili ed efficaci.

Per esempio, quest’anno sembrava perfetto per l’uso del caolino…l’assenza di pioggia gli ha garantito una lunghissima durata in campo, e sicuramente avrà fatto il suo dovere come riduttore dello stress idrico delle piante, ma abbiamo bisogno di maturare esperienze che ci dicano quanto è efficace nella dissuasione della mosca, quanto realmente la infastidisce, quale è l’impatto economico e di efficacia di un tale approccio.

Sarebbe utile scambiare esperienze/esperimenti/pratiche…voi come affrontate questa sfida?

Io diciamo che ho iniziato a non dormire, magari a qualcosa servirà?

 

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