La tignola dell’olivo, monitoraggio e trattamenti


Abbiamo terminato la potatura, trinciato tutti i residui in campo e fatto un trattamento a base di rame per curare le ferite fatte alle piante con i vari tagli…ora fino alle concimazioni pre-fioritura e post-fioritura è un momento di calma negli oliveti.

Come ogni fase rilassata che si rispetti, si cerca di approfondire qualche aspetto, qualche problema, che richiede un po di studio e attenzione. Come la tignola ad esempio!

Qui un excursus sulle nostre letture, su libri e on line…

Tignola dell’olivo

Sempre più spesso si sente dire gli olivicoltori che molta cascola delle olive dipende dalla tignola. Già ora c’è chi si prepara a fare un trattamento contro questo microlepidottero che sembra minacciare così tanto le nostre belle piante e la nostra produzione.

Ne avevamo già parlato qui http://www.oliomezzabarba.it/rogna-e-tignola/, sollevando gli stessi dubbi che solleviamo oggi. È davvero una minaccia così grande da giustificare un trattamento? Visto che nel post precedente si parlava del nostro impegno nella creazione di una filiera olivicola sostenibile, questo tipo di interrogativi sono d’obbligo!

Le gallerie nelle foglie

L’osservazione, come in ogni situazione, è la fase di intervento più importante: già in questo periodo si può osservare la presenza della prima generazione della tignola, quella che colpisce le foglie, sulle quali si possono individuare le “gallerie”, segno di presenza della larva minatrice. In questo momento più che valutare i danni, che sono nel peggiore dei casi di importanza veramente bassa, si può osservare SE la tignola è presente e in quale misura.

Le “ragnatele” nelle infiorescenze

Durante la fioritura invece si possono iniziare a fare delle semplici valutazioni relative al trattamento: in questa fase la tignola produce delle piccole “ragnatele” attorno alle infiorescenze, ben visibili e di facile identificazione. L’allarme scatta (tenuto conto dei cicli biologici della tignola e del suo alto tasso di mortalità) quando ad essere colpiti sono il 35-40% dei fiori.

Noi, come ogni anno installeremo anche delle trappole per il monitoraggio, come questa in foto: una trappola sessuale bidirezionale, con base collosa, al centro della quale si pone il feromone.

La trappola ci darà indicazioni di presenza in quel punto dell’oliveto, o in generale nell’oliveto se vengono poste più trappole e si fa una media delle eventuali catture.

Le trappole sessuali con feromoni per la cattura degli adulti

 

Il monitoraggio degli adulti non è propriamente indicato per determinare la soglia di intervento, più facilmente determinabile dalle ragnatele sui fiori, come spiegato sopra. Mentre ha indubbia utilità per determinare il momento opportuno in cui intervenire: tenuto conto che l’attività di ovideposizione è intensa nella prima settimana dallo sfarfallamento, il momento migliore per il trattamento è entro una settimana al massimo dal rilevamento del picco di catture.

Il monitoraggio delle ovideposizioni è sicuramente il metodo più affidabile in quanto permette una stima diretta della probabile infestazione, fermo restando che nella stima si deve comunque applicare un adeguato coefficiente di riduzione. Il monitoraggio va fatto su un campione di 100-200 olive prelevate con una distribuzione casuale da esaminare poi al microscopio, secondo la stessa metodologia di monitoraggio in campo che applichiamo da anni per la mosca olearia.

La soglia di intervento varia, come si è detto in precedenza, in funzione di criteri ambientali e varietali. In proposito è utile attenersi alle indicazioni dei bollettini fitosanitari, qui abbiamo agroambientelazio.it, che riportano in genere soglie di intervento calibrate sulle realtà locali, che si attestano intorno al 10-15% per cultivar da olio.

Vista la possibilità non rara che gli attacchi del Prays siano poco dannosi e tali da non giustificare interventi di controllo, i metodi di lotta più razionali vertono sulla lotta biologica e sulla lotta integrata. Una difesa basata sulla lotta a calendario, oltre a rivelarsi inutile in molti contesti, aumenta i costi di gestione dell’oliveto e l’impatto ambientale.

In base a quanto detto precedentemente, gli eventuali interventi sono mirati a combattere esclusivamente la generazione carpofaga, l’ultima, quella che attacca i frutticini, lasciando le altre generazioni al controllo naturale e intervenendo solo in casi eccezionali.

La lotta alla generazione carpofaga si può attuare solo in via preventiva, nelle prime fasi, ossia nel corso delle ovideposizioni o al massimo quando le larvette sono appena penetrate. Eventuali trattamenti chimici eseguiti tardivamente, dalla metà di luglio in poi, si rivelano privi di efficacia per l’impossibilità di raggiungere la larva annidata nel seme.

Bacillus Thuringiensis al microscopio

Se in lotta integrata è possibile intervenire con principi attivi per contatto (deltametrina) o citotropici (dimetoato), in lotta biologica sono utilizzabili Bacillus thuringensis, piretrine naturali o azadiractina.

Il Bacillus thuringiensis in particolare è un bioinsetticida che si è  rivelato molto utile nei confronti della lotta alla tignola: agisce esclusivamente sulle larve che si trovano all’aperto e con molta efficacia nei primi stadi di sviluppo. L’intervento più razionale, pertanto, dovrebbe collocarsi all’inizio dell’infestazione della generazione antofaga, quella che attacca le infiorescenze. In questo contesto il trattamento insetticida, compatibile con i criteri della lotta biologica, ha lo scopo preventivo di abbassare la popolazione di adulti della generazione antofaga e ridurre perciò l’intensità delle ovideposizioni della generazione successiva.

Riassumendo:

l’osservazione è sempre la chiave della buona riuscita agronomica! È ormai chiaro quanto sia inutile fare dei trattamenti a calendario, con costi altissimi per le tasche dell’olivicoltore e per l’ambiente.

Osservare, capire se vale la pena di intervenire e progettare il metodo di intervento con coscienza. A prescindere che la conduzione sia o meno biologica, la chimica va usata con molta cautela per tanti motivi, tra tutti: se l’uso non è basato sull’osservazione, è non solo inutile ma dannosa; inoltre esistono alternative più sostenibili, più efficaci e più rispettose.

Certamente, un’ultima considerazione va fatta: i prezzi del bacillus thuringiensis non sono quelli del dimetoato, parliamo di cifre discretamente più alte. Ma sulla bilancia dell’economia va messo anche l’equilibrio del sistema oliveto: la gestione agronomica deve guardare al futuro, non solo alla stagione in corso. E preservare la salute delle nostre piante e del nostro suolo passa anche e soprattutto da una gestione responsabile dei trattamenti!

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