La fine dell’olio madeinitaly?

Schermata 2016-02-03 alle 15.17.15“L’Ue ci impone l’olio tunisino: lo schiaffo ai nostri agricoltori” (ilgiornale.it), “Così muore l’olio italiano” (beppegrillo.it), “Che schifo” (Salvini sui social), “L’invasione dell’olio tunisino” (olivoeolio.it).

“Il via libera della Commissione internazionale del Parlamento europeo – continua – , porterà 35 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino a “dazio zero”, per il 2016 e 2017 sono già in preventivo, dopo che nel 2015 in Italia sono aumentate del 520% le importazioni. Il nuovo contingente agevolato – sottolinea la Coldiretti – va tra l’altro ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi “agevolati” oltre quota 90mila tonnellate. E’ una situazione paradossale – prosegue – abbiamo primati invidiabili sia nelle Denominazioni di Origine Protetta sia nella varietà di olive che garantiscono i primi posti anche dal punto di vista occupazionale e l’immissione di tutto questo olio, genererà inevitabilmente un notevole danno al nostro olio”. Dichiara Coldiretti.
Ancora beppegrillo.it: “Dietro l’invasione dell’olio tunisino ci sono precisi interessi economici in gioco: l’obiettivo è quello di affossare i piccoli e medi produttori del Sud Italia, mentre ai grandi viene data la possibilità di comprare a prezzo stracciato l’olio extraeuropeo per poi spacciarlo Made in Italy, come in passato già dimostrato dalle inchieste della magistratura”.Schermata 2016-02-03 alle 15.17.54

L’olio extravergine di oliva italiano è una primadonna, sempre oggetto di scandali, prime pagine, rivelazioni scioccanti, frodi inimmaginabili.

E magari parleremo prossimamente dello scandalo dei falsi extravergini in Germania (testmagazine.it), che è un’altra sfumatura della stessa storia.

Oggi quel che ci interessa è la morte dell’olio italiano, lo schifo e l’indignazione sensazionalistica e corale, la congiura suprema nei confronti del madeinitaly.

Ok. Sono stati detassati ingenti quantitativi di olio tunisino.

Ok. Le importazioni erano già in crescita vertiginosa nel 2014, come ci ricorda Coldiretti. Senza peraltro ricordare anche che il 2014 è stata un’annata disastrosa per l’olivicoltura italiana. Che le quantità prodotte sono state enormemente inferiori a quelle di una stagione olivicola media. E che per amor di commercio son mosche bianche coloro che hanno accettato l’effetto di questa causa, vale a dire l’olio non c’è, non c’è l’olio da commercializzare. Ma questo è ancora un altro discorso, che come sopra, magari affronteremo altrove.

Ok. È chiaro l’agevolazione di oli esteri, a costi contenuti, rispetto ai più costosi (per tipologia di conduzione agricola, dimensione delle aziende, e blablabla) oli italiani possa essere un problema.

Ok. Ma per chi? Per chi è un problema?

Chi sono i destinatari di oli importati in mega cisternoni, mega container, mega navi? Non certo i produttori di piccola taglia. Ma i grandi marchi, e la GDO.

Sicché. Cosa cambia per noi piccoli produttori?

Possibile che la GDO sia l’unico mondo possibile di tutti i mondi possibili? Che il suo modus operandi sia l’unico di riferimento per ogni mente pensante?

Leggevamo qualche giorno fa che il primo supermercato in Italia è comparso negli anni cinquanta, nel 1957 pare. Quindi c’era vita senza GDO. Sensazionale!

La detassazione di olio estero più o meno economico, non è la morte dell’olio made in italy, non è la morte dell’olio, né una misura da demonizzare in quanto tale. It’s global market baby, direbbero alcuni, il cuore va dove vuole il profitto, direbbero altri.

Se solo potessimo fare pace col fatto che la semplicità può sposarsi bene con il nostro stile di vita e di produzione, forse la questione sarebbe meno spinosa. Snocciolare due cifre chiarisce un po’ le idee: l’Italia produce meno di quanto consuma. Ma il miraggio dell’internazionalizzazione, che purtroppo pare affligga tutte le aziende, di tutte le dimensioni, fino al più piccolo produttore con 50 piante in cerca di chef stellati e cartellini timbrati da Eataly, ci spinge a esportare il nostro prodotto, con alti costi ambientali e puro nonsenso, spingendoci nello stesso tempo ad acquistare di più, per soddisfare da un lato la domanda interna e dall’altro pompare ancora di più le esportazioni.

Schermata 2016-02-03 alle 15.18.33Perché, se vendi negli USA per prima cosa sei un figo, e seconda cosa vendi al triplo, al quadruplo di quanto spunteresti sotto casa.

Peccato che frugando nella saccoccetta non è che tutti questi ricarichi riguardino i produttori, quanto piuttosto commercianti e intermediari. E ari-peccato che per avere un regime di export sostenibile si viaggi su forme contrattuali che impongono e garantiscono quantità nel tempo. In barba alla natura e alle stagioni sfigate come il 2014.

Se l’olio non c’è non si vende, ma per la mente GDO assuefatta, l’olio c’è sempre, non c’è pioggia, siccità o mosca olearia che tenga. Quindi benvenuto olio tunisino. Quest’anno ci rompi un po’ di più i coglioni, mentre l’anno prima eri un po’ più benvenuto, anche se non eri detassato o dichiarato. Che gli scaffali sempre pieni debbono essere.

Pardon per la stratificazione e la sovrapposizione. I temi sono difficili e tentacolari, parti per parlare di una cosa e poi il discorso prende la sua piega. Pardon anche per la probabile visione parziale e limitata delle cose, si tratta solo di riflessioni embrionali in cerca di confronto.

Leggi anche:

Stefania

Stefania

Leggi anche

A Pasqua arriviamo noi!

A Pasqua arriviamo noi!

Quando si mettono le mani su 10 anni di OlioMezzabarba

Quando si mettono le mani su 10 anni di OlioMezzabarba

Evo Bio 2020, l’assaggio

Evo Bio 2020, l’assaggio

Prevenzione mosca olearia e caolino, estate 2020

Prevenzione mosca olearia e caolino, estate 2020

No Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *