“L”, di Peter Pan e di descrescita


sindromedipeterpanNon vogliamo crescere, se non in esperienza e sincerità.

Proprio oggi finiamo di potare due piccoli oliveti, un po’ sfortunati, un po sbagliati. Piantati un po’ troppo stretti, o in delle terrazze ricavate su una pendenza, meno produttivi degli altri, per questo un po’ trascurati, poi trascurati del tutto. Un circolo vizioso di trascuratezza e mancata produzione, che si può interrompere, che abbiamo deciso di interrompere quest’anno attraverso un tentativo coraggioso, in qualche maniera radicale.

Si potrebbe dire, attenzione alle nostre periferie, a cosa siamo, da dove veniamo, e dove vogliamo andare.

Il miraggio della crescita, attraverso i suoi ciechi e triti cliché, ci imporrebbe di abbandonare ciò che non produce secondo gli standard per rivolgerci altrove, soluzioni repentine, apparentemente facili, veloci soprattutto. Senza mai domande, solo azione, senza mai fermarsi.

E questo perché la direzione è una e una soltanto, aumentare i mercati di riferimento, aumentare la produzione, acquisire nuova clientela, modificare gli impianti per produrre di più, e dover di conseguenza acquisire nuovi mercati per… insomma una spirale infinita in cui più ci si allontana dal centro e più la struttura si fa pericolante.

Armati di buone scarpe e volontà, si è deciso invece di percorrere la spirale, la nostra piccola spirale, al contrario, stazionando, decrescendo, consolidando, osservando ogni curva, ogni sasso, ogni pianta, ogni bottiglia di olio. E si è deciso di diventare eroi della discesacoltivando il potere di fermarci ed entrare in noi stessi, sfrondando, potando (metaforicamente e non!) tutto il superfluo, tutto il posticcio e le tante sovrastrutture, per giungere a un luminoso e solidissimo nocciolo, a una struttura semplice e lineare, alla Roventini, alla Pannelli, a vaso policonico direbbero i nostri potatori. Il nostro centro!

Le piante che abbiamo potato ora sono un po’ spoglie, hanno perduto il peso delle scelte sbagliate degli anni passati, si aprono al loro e nostro benessere, ad un futuro di solidità e, speriamo, pieno di possibilità, un futuro costruito sulle scelte di semplicità che facciamo oggi. Del resto, noi, possiamo e vogliamo aspettare, possiamo e vogliamo osservare il frutto delle nostre scelte. Che non sono scelte di quel tipo di crescita lì, incurante.

Sarà sindrome di Peter Pan? O sarà solo rallentare la folle corsa e prendersi a cuore ciò che ci nutre, ciò che ci circonda, secondo un’ottica intera, globale, di equilibro?

***alle volte c’è così tanto da dire…abbiate pazienza per i voli pindarici!***

 

 

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