Di “biologico” et altri fraintendimenti 2


Biologico

Più ci addentriamo dentro OlioPop più è evidente la stazza di monolite di questo manifesto. Immagine a tutto tondo, di chi siamo, come coltiviamo, come trasformiamo, come ci relazioniamo e come vendiamo, che si dimostra comunque univoca, solidissima. Mai come oggi ci risulta chiaro.

Parlare di biologico oggi, proprio oggi, ci riporta al concetto di verità, affrontato qualche puntata fa.

Oggi si parla e si straparla, di naturale, biologico, integrato, rispettoso, sostenibile. Si parla e si straparla, appunto. Finché nessuno sa più di cosa sta parlando. Finché le chiacchiere si allontanano così tanto dal core* (detto all’inglese e alla romana), dal nocciolo, dall’essenza.

Come i cibi pronti bio nel banco frigo del supermercato. Che sono lontani dall’idea di biologico quanto EGS-zs8-1, la galassia più lontana dalla terra.

Come del resto la ricerca del prodotto biologico e naturale da Eataly. Che con tutta probabilità è ancora più lontano di EGS-zs8-1, che sta a ben 13 miliardi di anni luce!

La sfiducia nel bio è legata agli stessi malesseri da cui OlioPop prende le distanze, dall’inizio alla fine. Dagli stessi abbagli ed errori. Dalle stesse mancanze di consapevolezza. Dai rami che si allontanano inverosimilmente dall’albero, dal tutto brand e niente arrosto, dalla mancanza di verità in favore di una scintillante comunicazione, dal tradurre prodotto di nicchia in prodotto per ricchi. E non solo per ricchi, ma per ricchi distratti, che si accontentano di un bel contenitore, e di un prezzo alto, basta che sia alto.

Maledetto marketing. Che c’ha fatto il lavaggio del cervello.

OlioMezzabarba fa biologico, dal 1992. E ogni anno che passa la consapevolezza della direzione giusta, (unica (!) verrebbe da dire) si fa più forte.

Noi si cerca di dimenticare quello che è successo dagli anni sessanta in poi, facendo un’azione di perdita di memoria selettiva. Dimentichiamo l’abuso (e non l’uso, attenzione) di macchine, dimentichiamo l’abuso di farmaci, agrofarmaci, concimi di sintesi. Dimentichiamo la perdita della vista, che per lunghi decenni ha calendarizzato il rapporto col la terra. A marzo si fa questo, il 15 giugno quest’altro. Dimentichiamo che non abbiamo dimistichezza con l’osservazione e ci buttiamo, ad osservare, a toccare, a percorrere duecentovolteall’anno quel pezzo di oliveto lì o di ciliegeto di là.

E non siamo alla ricerca di un’arcadia anacronistica. No. Si tratta solo di rispetto, sapé.

Rispetto per la terra/territorio che ci ha reso quel che siamo. Rispetto per la verità che ci educa, ad ogni passo. Rispetto per il nostro olio, che è si, di nicchia!

Di nicchia e lo diciamo forte, dopo aver per almeno qualche anno negato l’esistenza stessa di questa parola. Dedicato proprio alla nicchia di persone e consumatori curiosi, che ci danno importanza, e forza, che danno importanza al modo di fare, al modo di scegliere, che non sono distratti e non si accontentano di una bella confezione/comunicazione. Anzi! La bella confezione è proprio superflua. Conta il core. Il core e basta.

 

*core: (centre of a planet) centro, nucleo; (centre of a fruit) nocciolo; (figurative) parte essenziale, nocciolo, nucleo, cuore, essenza.

 

 

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