Chi gira lecca, chi sta a casa si secca (cit.saggezza popolare)


Fa caldo, è arrivata l’estate. Le ciliegie sono finite, l’orto sta dando i suoi frutti. Ma per un frantoiano l’estate è solo un preludio della stagione olearia che arriva. Ottobre è dietro la porta, i monitoraggi delle nostre belle olivette inizieranno serratamente tra pochissimo, un mesetto. Insomma, mentalmente ci siamo. Si inizia a sistemare, cambiare i pezzi che van cambiati, dipingere, fare manutenzioni e sistemare l’archivio.

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il nostro archivio…più o meno….

Si perché alla faccia della semplificazione e della piccola impresa familiare, gli armadi di archivio si moltiplicano. Forte.

Dunque tra fatture e registri di carico/scarico olio, ho trovato un mega faldone denominato “promozione e valorizzazione”. Bene, esso copre gli anni dal 2006 al 2011, momento in cui al cambio generazionale vero in frantoio, c’è stata una spinta di presa in gestione, di volontà di crescere, di modificare, entrare nel vivo, di apportare qualcosa in più. Sarà stata l’età giovane, l’entusiasmo per aver avuto la fiducia di chi ti ha preceduto, sarà stata la carta bianca. MA SI È FATTO VERAMENTE DI TUTTO.

Progetti per reti tra imprese, a sfascio.

Guide dell’enogastronomia locale, delle (sigh!) eccellenze del territorio, a rumore.

Portali per internazionalizzazione, vetrine multimediali, siti per il commercio on line, a nastro.

Welcome in tuscia di qua, welcome in tuscia di là, very slow food, marchi tuscia viterbese, marchi dop canino, a non finire.

Incontri con i buyer, dalla svezia al giappone passando per la cina, a gogò.

E fiere. Fiere come i numeri infiniti. E biofiera, campagnamica, biofach, cibus, rimini, e torino. Sindrome dell’elastico.

Poi il faldone si interrompe.  Bruscamente. Qualcosa si ruppe, si interruppe, appunto. Oggi, col senno di poi posso affermare che non si trattò di interruzione quanto di arrivo di consapevolezza. Dopo tanto travuzzolare in giro, finalmente la strada fu trovata. La strada per essere noi.

Oggi quel che si può dire è che da un lato molti di questi progetti, la maggior parte di quelli che prevedevano un percorso (quindi escluse le autoreferenziali fiere, per dire) si esaurirono nel momento stesso dell’adesione (sigh, sigh!). Quindi il senso di frustrazione era già contenuto in tanta progettualità di valorizzazione. Che purtroppo è stata utile al solo fermento dei progetti e dei progettisti*.

Dall’altro, abbiamo scoperto un nuovo fronte dell’enorme verità contenuta nel saggio detto chi gira lecca chi sta a casa si secca.

Noi ci siamo fermati, ad un certo punto nell’inutile aderire a qualunque cosa, e abbiam preferito ore a girovagare nei campi.

Al presenzialismo abbiam sostituito lo studio, sui libri, sulla terra, tra le foglie, vagando tra scuole di pensiero e pratiche.

Io c’ero quando ha grandinato, io c’ero quando il primo fiore di olivo quest’anno è sbocciato. Io ci sono ad aspettare con ansia il primo olio che esce dal separatore ad ogni inizio di stagione e ad assaggiarlo, dopo quattro secondi.

Quindi perdonateci, siate pazienti, non saremo mai dappertutto, ma solo in pochissimi posti. Non venderemo mai in cento supermercati, in cento ristoranti, ma solo in pochi luoghi, e piccoli e amici, e speciali. Non voleremo oltreoceano, non ci internazionalizzeremo. Non ci verranno a fotografare tribù di asiatici turisti. Ma saremo sempre qui, per una fetta di pane e olio, una chiacchiera, o un giro con le scarpe grosse!

W l’archivio. Stagione 2016 ti sogno già.

*della stagione della “promozione e valorizzazione” salvo solo i mercati semplici e rudi, perché la piazza, la piazza vera ha sempre un suo perché.

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