8 ottobre vigilia di festa e d’apertura


8 ottobre, domani la festa per i 70 anni di attività del Frantoio Mezzabarba, e a ruota l’apertura della campagna olearia 2016. La sera prima di qualcosa di importante è forse il momento di quiete più profondo in queste settimane molto piene, troppo piene.

E ci siamo. Ho chiuso la porta del frantoio stasera e tutto è pronto.

Per rendere omaggio al nostri ieri e al nostro oggi. E mi rendo conto che stasera più che mai il frantoio è pieno. Pieno di ricordi, di legami, di insegnamenti, di notti insonni.

Perciò col cuore gonfio, e stranamente in prima persona, in questo sito che è tutto un noi, voglio ringraziare. Oggi.

Ringraziare quel Giuseppe Mezzabarba che settant’anni fa ha tirato fuori le prime macine per le olive da un magazzino pieno di carbone.

Ringraziare Francesco Mezzabarba. Il Frantoio è lui.

E ringraziare la nostra famiglia TUTTA, senza l’unione non c’è forza. E Rita, moglie e madre. Lei è la forza.

E Gianni Mercuri, che con la sua macchina fotografica è entrato in punta di piedi, e in una manciata di ore faceva già parte di quello strano insieme corale che è il gruppo al lavoro al frantoio.

E Miriam, Antonella e tutto l’universo che è la Piazzetta del Sole. Perché questa festa è anche un po’ la vostra.

E tutti quelli che ogni giorno, ci danno un piccolo contributo per crescere e superare ogni salita. Stefano. E Angelo, agronomo e prezioso sfogatoio per le ansie agricole.  Geraldine, che ha scritto la guida più bella della Tuscia che si poteva, quella sentimentale. E i nostri  olivicoltori. Sgangherati, seri, casinari. Senza nominarli uno per uno che son tanti.

E i clienti. Questa parola che racchiude un mondo caldo di relazioni e abbracci, veri o virtuali, che si rinnovano ogni anno. Preziosi, come i beni che ci scambiamo: olio per fiducia.

E tutti gli amici, che domani macineranno non olive, ma chilometri, per venire a brindare insieme a noi tutti.

E tutti quelli che negli anni hanno lavorato con noi. Quelli che scaldano i motori per affrontare quest’anno, Gianni, Davide, Danilo e Francesco.

Perché in occasioni così, quando tutta la tua storia ti si comprime addosso, in un istante solo, che dedichi alla celebrazione di quello che sei stato, di quello che vorresti essere, allora si che capisci il valore, il suo nocciolo, piccolo, duro e prezioso.

 

 

Leggi anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *